Monocoltura intensiva
E' un procedimento produttivo agricolo che consiste nell'adibire vaste zone di territorio alla coltura di un'unica specie vegentale, in maniera intensiva e standardizzata, al fine di massimizzare le rese ed ottenere il massimo profitto. Spesso questa standardizzazione viene accentuata dall'utilizzo di poche varietà molto produttive ma molto esigenti e dal massiccio utilizzo di fertilizzanti e pesticidi chimici.
Le monocolture si diffusero nell'epoca del primo colonialismo. I paesi colonizzatori necessitavano di prodotti agricoli esotici che sul territorio nazionale non potevano crescere (spezie, caffè, zucchero di canna, frutta esotica, etc.), e così sfruttarono le condizioni climatiche dei paesi colonizzati per produrre intensivamente quello di cui avevano bisogno.
Intere nazioni, povere e sottosviluppate, furono costrette da governi e grandi aziende estere (statunitensi ed europee), sotto la minaccia delle armi o con l'ausilio di spietate dittature, a coltivare un'unica specie di prodotto agricolo, cosicché dovevano vendere a basso prezzo quello che producevano solo al paese che li sfruttava, e acquistare, a caro prezzo, tutti gli altri generi alimentari necessari dal medesimo paese sfruttatore. Pertanto, per le nazioni ricche oltre che per il puro arricchimento economico la monocoltura si affermò come strumento politico per mantenere in una posizione di dipendenza, sudditanza e sottosviluppo un altro paese.
Oggi i meccanismi sono gli stessi, ma celati dietro ad accordi internazionali sull'agricoltura e il commercio, in una sorta di Neocolonialismo. A guadagnarci sono i politici corrotti e le multinazionali alimentari e dei biocombustibili. A farne le spese il nostro pianeta e migliaia di comunità rurali costrette alla fame e al lavoro schiavo.
Esempi di monocoltura della canna da zucchero in Brasile